Studiare violino, quante ore al giorno?


 

Senza voler spaventare nessuno, il violino va studiato nel modo più assoluto tutti i giorni.

Quante ore? Dipende, ma la costante è che lo studio deve essere quotidiano.

Suonare uno strumento musicale implica la sincronizzazione e la giusta sensibilità di innumerevoli gesti. Contarli? Impossibile, qualche decina di muscoli messi in moto ad ogni movimento e tutti correttamente calibrati.

Sembra impossibile?

Eppure se pensiamo a quando scriviamo a penna, o a quando guidiamo l'automobile, o a quando ci allacciammo le spighette delle scarpe, magari mentre guardiamo la tv...

Sono tutti gesti complessi anche se non ci sembrano tali.

Se pensiamo a quando abbiamo compiuto questi gesti per la prima volta, bhé, non ci risultavano poi così banale. Riuscirci era un traguardo da raggiungere.

Suonare il violino comporta tanti piccoli gesti come quelli sopra descritti.

In certi casi basta solo ripeterli, in altri dobbiamo sforzarci di migliorarli, ognuno di noi con le proprie prerogative.

Nel violino è la stessa cosa. Talvolta la complessità può essere data dal comprendere, come nelle materie tecniche/teoriche, altre volte sarà più complesso agire e quindi fare pratica.

Dire quali sono i tempi è molto soggettivo. Tuttavia esistono dei metodi di lavoro che funzionano sempre e per tutti.

Prima cosa da fare davanti a uno spartito è comprenderlo. Se non c'è la comprensione e la consapevolezza totale dei gesti da compiere, non lo si può trasformare in suoni. Questa cosa noi insegnanti la traduciamo nello studio del solfeggio, armonia e analisi.

Una volta compreso il testo, bisogna verificare con lo strumento in mano quali sono le difficoltà meccaniche oggettive, ovvero capire se serve raffinare una tecnica o l'altra per sciogliere un determinato passaggio difficile o se basta solo memorizzare la sequenza delle note, oppure per apprendere il gesto corretto per la distribuzione dell'arco, ecc. ecc. ecc.

A questo punto va anche individuato se la difficoltà è specifica delle note del brano o se si tratta di una carenza tecnica per quella tipologia di passaggi. Ad esempio se ogni volta che ho un cambio di posizione le dita risultano stonate, allora il problema non è il brano ma lo studio dei cambi di posizione. Inutile intestardirsi col passaggio. Meglio aprire uno dei tanti fascicoli di Sevcick, ad esempio, e approfondire lo studio della tecnica che mi permetterà di eseguire il passaggio più agevolmente e più preciso. In questo modo non avrò risolto solo il passaggio del brano, ma tutti quei passaggi che in avvenire, su altri brani mi proporranno la stessa difficoltà.

Par ciascuno dei punti deboli individuati, io solitamente sconsiglio lo studio eccessivo in una sola sessione di studio. Meglio reiterare lo studio quotidianamente e attendere il risultato qualche giorno poiché così facendo, il risultato non solo arriverà ma rimarrà consolidato nel tempo.

Viceversa un eccesso di minuti o ore in una unica sezione di studio incentrate su una unica cosa potrebbe anche portare ad un risultato, ma con ogni probabilità solo temporaneo. O magari, peggio ancora, solo quando lo si suona a caldo.

Eh si, perché poi, quando si suona a lezione o in concerto, non sempre si può scaldare la muscolatura specifica per quel tipo di passaggio l'attimo prima di eseguirlo. Per vari motivi. Perché magari sarà la prima cosa che verrà chiesta dall'insegnante a lezione, o perché tale passaggio avviene alla fine di un brano che prevede tutt'altre tecniche fino a quel momento.

Riassumendo: qualche minuto (fino a un massimo di 30 nei corsi avanzati) per ogni singolo passaggio o studio di tecnica (che preferisco chiamare meccanica) e non meno di 10/15.

Se si ha poco tempo, meglio studiare un solo argomento piuttosto che leggere e rileggere il brano da capo a fondo.

Sospendere l'attività di studio troppo frequentemente non permette all'allievo di consolidare, ma un eccesso di studio, soprattutto nei primi corsi, potrebbe anche far assimilare errori posturali, contratture o semplici vizi che l'insegnante dovrà a fatica provvedere a togliere. E' bene che l'allievo, in tutta onestà, qualora venisse chiesto dall'insegnante, dica sempre quali sono i suoi reali tempi di studio. Esagerare non fa fare bella figura, anzi e soprattutto non aiuta l'insegnante a dare indicazioni corrette per rendere maggiormente proficuo l'evolversi dell'apprendimento.

Via via che i corsi avanzano, il materiale di studio aumenta e anche la frequenza di passaggi “difficili”.

Se l'allievo è stato diligente fin dai primi corsi, risulteranno difficili solo quei passaggi che introdurranno sovrapposizioni di difficoltà mai abbinate insieme precedentemente.

Se invece l'allievo non è stato disciplinato nel seguire questo schema di studio nei primi anni, risulteranno passaggi difficili anche quelli che dovrebbero risultare semplici a prima vista o alla seconda lettura, con conseguente necessità di aumento delle ore di studio a casa, fino a rendere impossibile l'esecuzione di un brano da capo a fondo.

Certo, le difficoltà sono soggettive, ma la metodica di studio no, se non in piccolissima parte.

Quindi consiglio davvero a tutti lo studio quotidiano e puntuale. Se si hanno dubbi sulla puntualità dello studio che si sta facendo, chiedere sempre all'insegnante. Trascurare è nocivo quanto intestardirsi.

Possiamo concederci il riposo domenicale e le feste natalizia? Certo che si, se lo studio durante tutto l'anno scolastico è stato proficuo e costante.

In caso contrario, vediamole un po' come essere rimandati al liceo e dover recuperare il gap approfittando di tali periodi per rimetterci in linea col programma di studio. Per chi studia "per hobbie" vale lo stesso discorso, poiché la muscolatura e l'agilità tendono a regredire molto rapidamente da sole tutte le volte che lo studio viene sospeso anche solo per pochi giorni. Sono rarissime le eccezioni di alcuni allievi che hanno la capacità di sospendere per una settimana e riprendere lo strumento con lievi arretramenti e tendenzialmente sono legate all'aver appreso quasi la totalità dei gesti nel periodo pre infantile o nella primissima infanzia (tra i 2 e i 6 anni).

Per chi comincia... munitevi di santa pazienza. I risultati col violino sono lenti ad arrivare e anche quando ci sono, la loro evoluzione è talmente lenta che potremmo non accorgercene. Un po' come il bambino agli occhi di sua mamma. Rimane sempre bambino, mentre gli altri si accorgono che sta crescendo!!!